O Festivàl

L’utimo – e anche unico- Sanremo che ho visto è stato quello che ha vinto Elisa con Luce. Il delirio in casa. Mia madre tifava hooliganamente per Giorgia, mio padre difendeva le capacità cantautoriali di Elisa e mia zia testimone di Geova urlava alla possessione demoniaca per via della sua danza a piedi nudi sul palco dell’Ariston. La tensione era palpabile.
Ancora oggi quando capita di sentire Elisa alla radio in macchina dobbiamo affrettarci a dire ” Eh però doveva vince Giorgia eh” per non incorrere nelle ire materne.
Comunque, probabilmente anche se avessi una famiglia normale il mio rapporto con il festival sarebbe lo stesso, praticamente nullo.
Il mio approccio è stato sgombro di pregiudizi almeno. Non ho mai pensato che fosse una baracconata, né che fosse uno spreco di soldi; pur non avendolo mai seguito l’ho sempre visto come un evento, una ricorrenza, una di quelle cose che se sei italiano ci devi fare i conti nel bene e nel male. Sanremo è quello che dovrebbe essere il 17 Marzo se fossimo un paese normale; non ci troviamo uniti a festeggiare i garibaldini, ma ci si mette tutti una mano sulla coscienza quando si tratta di televoto. E va bene, quest’anno mi sono decisa a vivere la cultura che mi ritrovo.
Devo essere sincera? Mi stanno in culo i radical chic che sparano a zero sulle abitudini dell’italiano medio. Come se far smettere ai cittadini di guardare il Grande Fratello, il Festival, Amici e altre porcate li facesse diventare automaticamente il popolo sovrano. È intrattenimento. Intrattenimento vuol dire che dopo che mi deprimo con il tg di Mentana ho il diritto di guardarmi Ballando con le Stelle come di strapparmi i peli del culo, in entrambi i casi, so fatti miei.
Dunque mi sono riproposta di ridare dignità ontologica al Festival di Sanremo, e credo che togliendo Luca e Paolo, Celentano, un paio di gag infelici di Papaleo (che comunque adoro), il televoto e le votazioni sotto evidente effetto di chetamina della giuria si possa fare. Il festival in sé, insomma, è una cosa buona.
Veniamo alle considerazioni sparse:
- Timore e tremore per l’apertura di Luca e Paolo. La comicità ha fatto la fine di Dio, Marx, Nietzsche e del punk. Pare che se non si fa satira ormai non si possa più ridere. Anzi peggio, pare che se si parla di politica si debba solo ridere.  Non so, l’ho trovata una performace di cattivo gusto. Aprire un festival musicale cantando sulla situazione politica è come aprire il Congresso delle Nazioni Unite parlando degli accessori del Folletto: l’esemplare gattino attaccato allo scroto.
- Celentano. No, peggio. Celentano con l’allegoria dell’Italia interpretata dalla Canalis. Abbiamo capito che i preti s’inculano i ragazzini e la chiesa non paga l’ici, ma vale lo stesso discorso di sopra: gattino.
- La farfalla di Belen: con quel vestito le mutande non me le sarei messe manco io.
E fin qui abbiamo capito che l’ultima cosa che si fa a Sanremo è cantare, dunque passiamo alla parte della gara.
- Una menzione speciale va a Chiara Civello che non se sa da dove l’hanno tirata fori, comunque c’hai messo venti minuti a scende le scale. Manco mi nonna co’ le ciocie, complimenti.
-Sanremo Social. Sanremo Social? Fottetevi.
- Nina Zilli è fregna.
E alla fine ha vinto Emma con una canzone che era solo l’ennesimo gattino scrotofilo del festival.
Vogliamo parlare di Gigi D’Alessio con Jabba the Bertè? No, non vogliamo.

Cosa abbiamo imparato da quest’esperienza, Viviana? Che per averla vinta contro i radical chic non bisogna esaminare le loro argomentazioni ma limitarsi a insultare le loro madri.

La pioggia nel Pigneto

Buon San Valentino a tutti! E ricordatevi che oggi l’importante non è essere in coppia, ma avere un stalker fedele.
I miei piani per la festa degli innamorati sono stati rovinati dalla neve. Dovevo andare a un romantico tet a tet con un affascinante settantenne. Avremmo parlato di gnoseologia e alla fine mi avrebbe lasciato per ricordo un autografo sul libretto universitario. Invece lui ha preferito rimanere bloccato nelle Marche con i suoi colleghi filosofi massoni del cazzo.
Per fortuna a compensare la mia capacità di scelta in fatto di uomini c’è quella di scelta in fatto di amici, ché sono dei tesori.
Uno in particolare mi ha scritto questa bellissima poesia.

LA PIOGGIA NEL PIGNETO*

Taci. Su le soglie

del Pigneto non odo

parole Italiane; ma odo

brusii più nuovi

che parlano asiatici e bangladini

lontani.

Ascolta. Piove

su le bancarelle sparse

piove sui musi

gialli ed aspri,

piove sui filippini

di birre forniti

piove sugli infiniti

bangladini.

Sui negri scuri

ai campi accolti,

sui cinesi molti

di fritto aulenti,

piove su i loro volti

affamati

piove su le loro carni

ignude,

su i loro stracci

leggeri

e anche un po’ neri

che la spuma non

lava novella,

su la favola bella

su la Marranella

che ieri

t’illuse, che oggi m’illude,

o Viviana.

Odi? la pioggia cade

su l’immane

sozzura

con un crepitio che dura

e varia nell’aria

secondo le birre

più rade, men rade.

Ascolta. Risponde

al pianto il canto

degli ubriachi

che la vodka imperiale

non impaura,

né il cicchettino.

E il wiskey

ha un sapore, e il rum

altro sapore, e il campari

altro ancora,bicchieri

diversi

sotto le stesse dita.

e immersi

loro son ne la bevuta

serale

di maltea vita viventi;

e il loro volto ebbro

è molle di vodka

kleichevich

e poi urlano da

le chiare finestre

alla strada terrestre

che ha nome

Marranella.

Ascolta, ascolta. La puzza

dell’alcol sale

ma a poco a poco

più sorda

si fa sotto il chiamazzar

che cresce;

altro puzzo vi si mesce

più roco

che dall’angolo sale.

dall’umido vomito.

più giallo e denso

s’aggruma come spuma.

solo un bangla

è aperto, non chiude,

lavora, aperto, non chiude.

non s’ode voce Italiana.

or s’ode su tutta la

Marranella

biascicare il nero

dialetto del mondo,

il parlar confuso che varia

secondo la gente

non colta ma folta.

Ascolta.

la lingua Italiana

è muta; ma il malesiano

lontano,

il cinese

canta nell’ombra più fonda,

chi sa dove! chi sa dove!

e bevono da le bottiglie,

Viviana

bevono birre nere

poi urlano

di piacere facendo

schiamazzi virenti,

par da la sozzura escano.

e la birra è fresca,

aulente

il puzzo nel naso è come melma

maleodorosa,

tra la città son come

appestati

i denti al buio son come fari

nella notte

e vanno di bancarella in bancarella

( e il verde assenzio

gli allaccia i malleoli

gli intrica i ginocchi)

chi sa dove! chi sa dove!

e piove sui loro

volti affamati,

piove su le loro carni ignude,

sui loro stracci leggeri

e anche un po’ neri

che la spuma non

lava novelli

piove su questa

favola bella

piove su la Marranella,

o Viviana

Davidele Falsanunzio-Alcyccyone

(*) Il Pigneto è un quartiere della periferia romana.

E c’è la neve

Che poi mi sono svegliata all’una ed era tutto bianco bianco! E i bambini giocavano sui binari del trenino pieni di neve! Ed era quella neve morbida morbida che fa gnic gnic sotto agli stivali! Tutto bello, tutto bianco, tutto maGGico!

Viviana, pessima dal 1992.

post mbriaco

Post da ubriaca, ragazzi. Ogni blogger che vuole esser preso seriamente lo dovrebbe provare.
Immagino il classico riff blues di sottofondo.
E se non vi sembro ubriaca vuo dire che fino ad ora ho spravvalutato le mie capacità di scrittrice.
Ci tengo a precisare tre cose: !) Ho quasi mandata in coma etilico per la seconda volta il  caro Simi 2) mi sto mangiando le patate lesse perché sono l’ultima cosa che ho trovato cioè la prima cioè quasi perchè 3) dopo mi mangio pure i mikado alla nocciola.

Era forte D’Annunzio puire se bombardava fascisticamente le città coi cocci dei vasi cinesi e se questa storia non la conosceten dovete onoscera pderchè è bellina. Eja eja alalà.
Uno che inizia un libro con “l’anno moriva assai dolcemente” non può essere considerato cattivo pure se era fascista. CApito? No.no.no.no.no. HO mancato le virgole.

Bene, adesso passiamo a una cosa che se fossi sobria non la sciverei o forse sì ma ci metterei un sacco di tempo e poi bo, magari la cancellavo e scrivevo un’altra immonda cagata su nyan cat o i meme o schettino o tutta la monnezza che gira adesso. Cioè, alla fine uno può fare il radical chic del cazzo quanto gli pare,ma internet è proprio tanto peggio di tutto il sanremo e il grande fratello e il tg4 del mondo. Voglio dire,  Gerry Scotti e il papa hanno twitter, capito? Anzi è peggio della tv, perché uno ci mette l’intenzionalità di seguire certe merdate, almeno col televisore puoi dire boh stavo facendo zapping.

Allora, c’è il ragazzo pugliese che mi piace che probabilmente mi odia perché ci sono uscita quattro mesi fa e poi l’ho trattato di merda perchè non so quello che voglio dalla vita e domani mi pentirò a morte di questa merda che sto scrivendo, e insomma ci sono uscita quattro mesi fa e poi niente, sono sparita, scappata, evaporizzata perché volevo l’omo prinicipe, quello che ti scrive i messaggini otto volte al giorno e vuole fare conversazione e vuole conoscerti e tutte queste cose così, no? Allora l’ho trovato e sapete che c’è? Mi sono fatta due palle tante che per portamenle a presso ci voleva uno yack con lo  gnu portapacchi. Sono una cogliona.
Il problema è che tra questi due estremi ci sono stati, mi sembra: il pompiere di bnorgata fidene, il nerd di rifondazione comunista che parlava con l’orsetto, ilbarista che io mi sono sempre comportata come quella che forse sì forse no e ancora mi disegna i cuoricini sul finestrino della macchina quando piove ma prima o poi mi manderà a fare in culo e farà benissimo perché lo farei pure io e poi ah sì il principino che io lo chiamo Aneddoto ormai perché quando ci sono uscita mi raccontava sempre le stesse 3 cose: 1) io c’ho un amico che va a vivere in argentina perchè ha dichiarato bancarotta e mo stanno investendo nella ripresa 2) io c’avevo una tipo vecchia che non camminava e per farla accendere dovevi tirare la cordicella dell’aria e 3) oddio non me lo ricordo.

No io, pero davvero io, che i miei genitori mi vendano a un sultano con altrw 346754 mogli così non mi devo più preoccupare della mia vita sentimentale che davvero se le suore avessero un po’ più di prestigio nel clero o ci fossero i pretio donna io mi preterei perché tra l’altro la religione cristiana magari non lo sapete ma anche ai non credenti può offrire un sacco di spunti di riflessionel
Io credo di essere credente anche se provo a non esserlo e o è merito dello spirito santo o è merito del lavaggio del cervello che mi hanno fatto alle lelementari dalle suore.

Comunque, stavo dicendo di quello che mi piace ma che farebbe bene a prendermi a cartoni in faccia perchè sono sparita. E’ pugliese. Io vi odio a voi uomini del sud perché siete perfetti, quando si sta con voi è come se per voi ci siamo solo noi e però quando non stiamo con voi eeeeeeh, Oh. No? ecco.

E adessp faccio una cosa che faccio sempre quando mi ubriaco, cioè lascio i messaggini affettuopsi ai miei amici perchè da sobrai sono una stronza, ma siccome sto scrivendo sul blog li lascio a voi. Tipo:
-La noiosetta che per me sarà sempre la Durlindana se passi a Roma devi venirmi a trovare e parlarmi della filosofia romanza e del perché ti piace tanto Piton. Io lo voglio sapere perchè sono pure io incline a quei fascini là strani poi

-Al Bostoniano auguro di far aumentare ulteriormente l’obesità in america con le sue anatre infarcite che sembrano uno spettacolo. Però, cazzo io sto a dieta.

- Poi il buon Buendia deve essere un sacco figo come tutti i calabresi che vivono a Roma quindi un bacione

-Pesa, tu che sei sardo i miei zii stanno vendendo due case a cala gonone se ti interessa sto qua

- Poi Indivia Riccia ti voglio bene
-E pure a Funku volgio bene che sta in crisi mistica ma Lui c’è Ma lui c’è ma lui chi cazzo è? Se po sape’? Ciao uun Bacione

.Danilo che mi scrive le email mi fa sempre piacere risponderti un bacione pure a te e stai su dimorale che lavita è bella

-tunder blue non c’ha il blog ma sei tanto simpatico e non ho capito se vai ancora tor vergata ma un giorno ci prendiamo un caffè che quelli di filosofia mi stannopo tutti in culo e ho fatto amicizia solo con quelli di beni culturali e sciende delle merendine in facoltà

-spippoli ho letto il blog oggi che stai in crisi ormonale e buona fortuna con l’amico di tuo cugino

- Nico ti auguro tante cose belle e manda a fare in culo tutti mi raccomando

OK, non ci sono altre cose di cui mi preme parlare al momento. E questo non è un post amorale sono perché  è alcolizzato e io sono un sacco una brava ragazza.

Gotedeti la vita che ubi sun qui ante nos in mundo fuere? Vadite ad superos, transite ad inferos, ubi iam fuere, ubi iam fuere!

Cos’è?

è un uccello? è un aereo? No! è Viviana che scappa impanicata dalla facoltà senza dare il suo primo esame!

Dicevo, la pornostar.

Un paio di settimane fa vado a Testaccio per assistere a un contest di band tra le quali il gruppo di un amico del ragazzo (“del cugino del fratello del trisavolo del nonno materno della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare che al mercato mio padre comprò“) della mia migliore amica. Questi amabili ragazzi si sono esibiti per primi e devo dire che mi son proprio piaciuti. Consiglio l’ascolto del Blues dell’emigrante, soprattutto al buon Buendia che mi sembra il suo genere.
Posso dire – a intuito perché in un’impennata di orgoglio ho deciso di uscire senza occhiali- che era un bel locale, di quelli gggiovani. Buio pesto che appena  ci siamo seduti ho estratto l’accendino e ho acceso le candele sul tavolo per leggere le birre alla spina e comunque non ci sono riuscita perché dovevo fare la vamp con dieci diottrie.
Comunque anche nelle tenebre a noi ragazze pettegole e inclini alla lesbicanza conviviale sono saltate all’occhio due cose: du’ paia di tette. Quindi quattro cose, ma lascio a voi il raccoglimento a fattor comune.
Il primo paio appartenevano e tutt’ora appartengono alla cantante del secondo gruppo, una specie di incrocio tra Courtney Love e Snookie ( ammirabile qui, qui e qui)  che insieme ai restanti membri della band formavano le Holes versione Cottolengo. La ragazza si è esibita in un mirabile uso improprio del push-up (che mi ha fatto dubitare del suo possesso di capezzoli per tutta la serata) e in frequenti schitarrate per terra col culo all’aria. Insomma, il mio nuovo mito.
Ora, se avete aperto i link che ho premurosamente inserito fin qua, penserete di aver esaurito l’argomento pornostar. Invece no. Veniamo dunque all’altro paio di tette.
Seduta in prima fila durante le esibizioni c’era quello che aveva tutta l’aria di essere un transettone cinquantenne siliconato abusivamente, che dimenava le boccione strizzate dentro a un abito di paillettes azzurre in direzione del palco, ma la cosa non ci ha toccato più di tanto se non per qualche fugace sfottò.
Io, a mia discolpa, posso solo dire che non sapevo.
A illuminarmi ci ha pensato il gentiluomo con cui sto uscendo- e sì, che tornata a casa mi sono adoperata subito nella ricerca di cotante zinne, come avete potuto vedere -, che alla vista della foto si è sciolto in lacrime di commozione come quando Bambi vede il padre in penombra tra gli alberi.
L’aveva riconosciuta, il suo idolo. L’aveva riconosciuta dalle stesse labbra, le stesse zizze de L’avvocata del diavolo, La professoressa di lingue, gli stessi zigomi di Anaxtasia- La principessa stuprata, Doppio contatto anale. Era Milly D’Abbraccio.
Se solo  avessi avuto una vasta conoscenza della pornografia made in Italy, a quest’ora avrei una foto con Milly, e finalmente avrei avuto una foto con un gran paio di tette, anche se non erano le mie.
Ma adesso basta con i rimpianti, è tempo di mettere da parte i soldi per la mastoplastica additiva.

C’è posta per chi ti pare.

Ho trovato questo sito che ti invia delle presunte lettere mai arrivate a destinazione e mi ci sono iscritta, così, per ricevere altra merda in cui possa perdersi l’avviso dell’accettazione del mio piano di studi (se un giorno mai arriverà). Manco a dirlo, sono tutte lettere d’amore. Le poste italiane non hanno mai smarrito una richiesta di sospensione dell’abbonamento euroclub o una cartolina delle Maldive.
Personalmente, mi urta il sistema nervoso quando la gente non mi risponde a email e messaggi, anche perché non sono né una persona appicciosa né una di quelle che invia foto di gatti, dunque ho deciso di rispondere a queste corrispondenze abortite.

Virginia, io non lo so se si sparisce così, da un giorno all’altro. Forse sarebbe più giusto dire “da un’ora all’altra” anche se sono certo che – qualora fossi proprio costretto a catalogare la tua sparizione in un intervallo temporale – ecco, direi che tu sei sparita da un minuto all’altro. Non so se si sparisce così, ma ho il sospetto che non sia giusto. È vero, ti ho conosciuta all’improvviso. Non ti ho vista seduta da sola in una soffice poltrona di una libreria del centro, né ti ho seguita con lo sguardo mentre salivi su un taxi nella piazza che mi ha visto crescere. Io ti ho conosciuta come si conosce la vita, ti ho sbattuto contro come gli alveoli di un neonato vanno dritti verso l’aria aperta. E, mentre ti sbattevo contro, i tuoi preziosissimi appunti prendevano letteralmente il volo. Li guardavamo entrambi sparpagliarsi sulla neve sporca di un inverno che non faceva sul serio. C’è una condanna che la tua sparizione mi commina: consiste nel credere che tu sia assente. Così c’è una condanna che la tua assenza mi commina: consiste nel credere che tu ritornerai. Sono il bambino innamorato della compagna di banco costretta in casa dalla varicella. Sono un vecchio che aspetta una morte che è assente da ottantaquattro anni. Sono una madre che aspetta un bambino nel primo giorno di primavera. Tuo, Roberto

Roberto, mi dispiace che la collocazione temporale della mia sparizione ti abbia turbato così profondamente. Se ti può consolare, la rapidità con cui l’ho eseguita mi ha causato un giramento di testa per circa tre giorni.
Noto che il tuo disordine dissociativo dell’identità è peggiorato e me ne dispiaccio assai. Dì al compagno di banco di non allungare le mani e al vecchio che mentre aspetta non si sputtanasse tutti i soldi della mamma incinta a primavera, in viagra e donne. A debita distanza, Virginia.

La Wiwipedia libera di guidare

Penso di aver capito un sacco di cose sull’autosuggestione questa settimana. L’ho capito martedì alle due di notte quando sono andata a dormire dopo essermi letta tutto il manuale del codice stradale, l’ho capito alle sette e venti di mercoledì mattina all’appuntamento davanti alla scuola guida e in macchina verso la motorizzazione mentre una delle mie compagne di viaggio esprimeva le sue teorie su quanto fosse inutile e ingiusto dare delle borse di studio a chi studia lettere. Beh, forse questa ha più a che fare con l’autocontrollo.
Soprattutto ho capito che buona parte delle sventure dell’ultimo mese e mezzo sono state causate dall’influenza che hanno avuto su di me pochi eventi negativi. La bocciatura al primo esame di teoria era solo uno di questi.
L’illustre Maurizio Battista (Roma 1715-Heidelberg 1804) aveva trovato una spiegazione al bassissimo tasso di suicidi in Italia nello Sticazzi.
Sticazzi funziona. Sticazzi ti libera la mente dalle influenze negative del passato e ti consente di studiare il codice della strada in una serata. Sticazzi aiuta nella gestione dell’ansia e dello stress e ti evita di dover staccare la carotide a morsi a una stronza ignorante sulla Salaria, dentro a una Punto.
Sticazzi ti insegna che puoi sempre trovare un modo per pareggiare le brutture della vita, come, per esempio, un week-end molesto a Perugia.

Ovviamente tutta questa energia zen è dovuta al fatto che ho passato il test (dai cazzo), che lunedì inizio le guide e che probabilmente non dovrò tornare all’università coi mezzi a Marzo. Altrimenti a Perugia ci andrei solo per buttarmi dal Ponteponenteponteppì.

Aperitivi biblioteche e pornostar

Sottolineerei in apertura l’amarezza di dover aspettare le undici per uscire il sabato sera perché i tuoi amici se devono vede’ a partita da a Roma.
In compenso alle sette sono andata a fare un aperitivo di inaugurazione nel pub magrebino più becero di Centocelle su invito di una ragazza conosciuta in biblioteca. Che poi, in realtà, ce l’ho avuta a scuola per cinque anni, era pure nella classe venuta con noi in un paio di viaggi d’istruzione.
Che poi, in realtà, lo stesso si può dire per tutte le persone che ho conosciuto in biblioteca nelle ultime settimane.
Io al liceo avevo il filtro antispam nella retina: vedevo solo le persone con cui era necessario interagire per il quieto vivere e le altre i miei occhi le cestinavano automaticamente. L’università deve avermi fottuto questo filtro perché ormai parlo pure coi termosifoni. Il fatto grave e che mi rispondono.
La biblioteca del Quarticciolo è un’esperienza da fare assolutamente nella vita universitaria. Nota per i lettori non romani (o anche romani, alla fine per chi abita a borgata Fidene o a collina Fleming Quarticciolo potrebbe pure essere una frazione di Avellino): il Quarticciolo è un ridente senza motivo quartiere popolare in cui non c’è un cazzo a parte la biblioteca che ha aperto pochi anni or sono. Tale unicità della struttura provoca la curiosa convergenza di studenti isterici, fattoni recidivi e bambini che i genitori mollano lì a cantare l’Arca di Noè dalle 16:30 fino ai trentasette anni.
In questo contesto vi assicuro che si studia una favola e si gioca a tresette pure meglio.
Oh, me so venuti a prende. Della pornostar ve lo racconto un’altra volta.

L’euforia per l’inizio dell’università è finita.

Devo avere una sorta di propensione inconscia al suicidio unita a un principio di sindrome di tourette; mi ritrovo sempre più spesso a urlare frasi del tipo <<Oh, Gesù che palle la vita! Dio ammazzami>>. Forse ci sta anche un principio di crisi mistica.
Sto preparando gli esami, numero esami: due, tempo per prepararli: un mese abbondante, problema principale: non ho mai studiato in vita mia, problema secondario: non riesco a prenotare l’appello giusto (il terzo cioè l’ultimo), problema che sto ignorando sperando che sparisca da solo: la consegna del piano di studi+scoprire cosa sia il piano di studi.
Ieri in biblioteca ho abbandonato Verità e Metodo di Hans-Georg Gadamer sul tavolo per andarmi a fumare una sigaretta e al ritorno il mio sconosciuto compagno di scrivania mi ha detto una cosa che non scorderò mai:

<<Ammazza, stai messa bene…>>

Sto benissimo infatti, a parte che parlo da sola, o meglio, urlo da sola.Sono perfino riuscita ad incanalare le energie in eccesso in attività costruttive tipo fare video

Ovviamente il materiale edile proviene dalla calza di Elena, io i miei dolci me li sono sfrociati a pranzo e credo che ora andrò a rannicchiarmi con le mie coliche intestinali.